liberlume-content-v3 lang: it title: Divieto di aumento di entropia summary: Una norma può tracciare una riga sulla condotta umana e tenerla; scritta contro un esito che la fisica nega, o contro la tendenza di un sistema, non ferma niente e presenta il conto. Dal moto perpetuo del 1775 alla cifratura, al nucleare e all'intelligenza artificiale di oggi: dove una norma può reggere, e dove è solo una pompa sempre accesa. btc-anchor: 974775,0000000000000000000132ab1a3a8defa0b856dee638922bdb924f12d23f5c37 prev: genesis --- body --- ### In breve Una norma può tracciare una riga sulla condotta umana e tenerla. Scritta contro la natura, sull'esito che la fisica nega o sulla configurazione verso cui un sistema scivola da sé, la riga non ferma niente: presenta il conto, a chi prova a rispettarla e a chi si farà trovare impreparato. Non è una scoperta: è già successo, più volte, e ogni volta lo si dimentica. Nessun parlamento ha mai obbligato un aereo di linea a decollare sotto i cento chilometri orari. Nessun codice impone a un grave in caduta libera di accelerare meno di cinque metri al secondo quadrato. E nessuna gazzetta ufficiale ha mai pubblicato un divieto di aumento di entropia per i sistemi isolati. Norme così non esistono perché la loro assurdità si vede a occhio nudo: la fisica non riceve ordini. Eppure norme con la stessa forma logica esistono, sono in vigore e altre se ne scrivono ogni anno. L'assurdità è identica; è solo distribuita in modo da non vedersi. Quel che segue non racconta niente di nuovo, ed è in larga parte un'interpretazione. I casi raccolti qui vanno dal 1775 a oggi, e in ognuno la forma è la stessa: cambia la materia, cambiano i nomi, il conto resta uguale. Ciò che sembra cambiare poco è la memoria: ogni tecnologia che arriva trova chi vorrebbe fermarla come se fosse la prima, e il conto, già presentato, viene pagato di nuovo. I testi delle norme, le date e i numeri sono fatti, e si danno per quello che sono; le letture sui loro effetti, e sulla direzione in cui i sistemi tendono, sono di chi scrive, e il testo le segnala come tali. Gli esempi vengono soprattutto dalla crittografia e dai sistemi di intelligenza artificiale, perché è lì che oggi la forma si vede meglio; la riflessione vale per qualunque tecnologia normata. Tre tipologie di situazioni si somigliano e non sono la stessa cosa. La prima è il mestiere delle norme: la fisica permette di falsificare un documento, di avvelenare un pozzo, di sorvegliare una città intera; la norma lo vieta agli umani, e la riga la può tenere. Le domande serie, su questa specie di riga, sono altre, e questo sito le ha già incontrate: [quale riga, decisa da chi, a quale costo](/it/il-divieto-inevitabile/). La seconda è la patologia: la norma non vieta una condotta, esige un esito che la natura nega, o vieta un esito che la natura garantisce. Il fenomeno non si ferma, perché non può; la norma resta in vigore lo stesso, e produce effetti suoi, che non toccano il fenomeno: chi la applica decide caso per caso dove sta la riga, e il costo cade su chi prova a rispettarla. La terza sta in mezzo, ed è la più insidiosa perché non è impossibile: un sistema lasciato a sé scivola verso le configurazioni più stabili che ha a disposizione, come il calore che rientra in un frigorifero spento. Tenerlo lontano da una di esse si può; ma costa, e costa in un modo preciso. È un conto da fare prima di scrivere. ## Chi traccia la riga Nel luglio 2017 il governo australiano annunciò una legge per obbligare le aziende di messaggistica a consegnare alla polizia il contenuto dei messaggi cifrati. L'obiezione era già nota. Con la cifratura di oggi la chiave sta soltanto sui telefoni di chi parla: l'azienda trasporta i messaggi ma non ha modo di leggerli, e per darli alla polizia dovrebbe indebolire la cifratura di tutti, aprendo una porta che non saprebbe riservare ai soli legittimati. Alla domanda se una legge possa imporre questo alla matematica, il primo ministro Turnbull rispose: «Le leggi della matematica sono molto lodevoli, ma l'unica legge che vale in Australia è la legge dell'Australia» («The laws of mathematics are very commendable, but the only law that applies in Australia is the law of Australia»). È il divieto di aumento di entropia pronunciato a voce. La legge arrivò l'anno dopo, e il proclama non c'era più. Il testo obbliga le aziende a collaborare con le indagini, ma vieta di chiedere loro una «debolezza sistemica»: un indebolimento della protezione che colpisca tutti gli utenti, e non soltanto il bersaglio dell'indagine. Da allora la discussione è tutta lì. Una modifica fatta all'applicazione di una persona sola è sistemica o no? E se la stessa modifica si può ripetere su chiunque? Il testo non lo dice, e le critiche sull'ambiguità di quella parola accompagnano la legge da quando esiste. L'AI Act europeo fa lo stesso movimento per iscritto. Chiede che i contenuti generati dai sistemi di intelligenza artificiale siano marcati con soluzioni «efficaci, interoperabili, solide e affidabili nella misura in cui ciò sia tecnicamente possibile». Per il testo scritto, dove la marcatura è un segnale statistico nascosto nella scelta delle parole, la misura del possibile è nota ed è stata [guardata da vicino su questo sito](/it/watermarking-testo/): sotto parafrasi ripetute le rilevazioni scendono dal 99,3 al 9,7 per cento, perché chi rimescola la statistica cancella il segnale. La clausola finale porta tutto il peso della norma. Non è un caso isolato, e forse non è nemmeno una colpa: il regolamento era stato proposto nel 2021 per una generazione di sistemi diversa, e il capitolo sui modelli generali è stato aggiunto in corsa nel 2023. Una norma scritta prima che la cosa si capisca può scriversi solo sull'esito che non deve produrre, non sulla condotta che lo produce; e sull'esito, poi, serve la clausola. A cercarlo nelle norme in vigore, il «divieto di aumento di entropia» scritto nudo quasi non si trova: vive nei discorsi, e nei testi arriva coperto da una clausola di fattibilità. Se ne potrebbe concludere che il sistema si difende da solo. Ma la clausola non disinnesca la norma impossibile: sposta il tracciamento della riga da chi scrive a chi applica. Fin dove una marcatura è «tecnicamente possibile», quando una debolezza diventa «sistemica», non lo dice il testo: lo deciderà l'applicazione, caso per caso, autorità per autorità. La riga c'è ancora; solo, non si sa dov'è, e lo si scopre a proprie spese. Una norma che nessuno può rispettare per intero trasforma così la conformità in discrezione. Se l'adempimento pieno è impossibile per costruzione, ogni destinatario è inadempiente in qualche misura, e decidere chi perseguire smette di essere un accertamento: diventa una scelta di chi applica. E c'è una selezione, che vale la pena guardare in faccia. Il costo cade su chi prova a rispettare la norma: il fornitore che misura, documenta e certifica uno sforzo che non può arrivare in fondo. Chi la ignora non paga niente di tutto questo, e il fenomeno, che non dipende né dagli uni né dagli altri, prosegue identico. Una norma di questa specie seleziona contro l'onestà: premia, in termini relativi, il comportamento che voleva scoraggiare. È il caso limite di un effetto [già osservato su questo sito](/it/il-divieto-inevitabile/): i costi di conformità li assorbe chi ha le spalle larghe, e il divieto finisce per favorirlo. Qui nemmeno le spalle larghe comprano l'adempimento, perché non esiste. Niente di tutto questo riguarda la prima situazione: una riga sulla condotta, chi falsifica e chi no, si accerta, e la norma fa il suo mestiere. ## Una pompa sempre accesa Una norma scritta contro una tendenza naturale non è una norma impossibile: è una pompa. Tendenza, qui, in un senso quasi letterale. Un sistema lasciato a sé scivola verso le configurazioni più stabili che ha a disposizione, lungo un gradiente, come il calore verso il freddo. Tenerlo lontano da una di esse la fisica non lo vieta: lo fa pagare. Un frigorifero non viola la termodinamica: la paga a ogni ora di funzionamento, e il giorno in cui si stacca la spina il calore rientra. È l'immagine portante di questo pezzo, e conviene dirla per quello che è: un'immagine, non una legge da cui dedurre. Una norma così funziona finché qualcuno la alimenta, e il conto dell'energia non smette mai di arrivare: controlli, sanzioni, definizioni da riscrivere a ogni versione della tecnologia, e un presidio che non si può mai dichiarare concluso. C'è poi un secondo costo, che non compare in nessun bilancio ed è probabilmente il più caro: la preparazione mancata. Le risorse spese a presidiare la configurazione instabile non sono spese a organizzare quella verso cui il sistema stava scivolando. Quando quella configurazione arriva, e se la tendenza era vera arriva, trova regole scritte per negarla e nessuna per governarla: niente inventari, niente scadenze, niente responsabilità assegnate. Il presidio non ha soltanto fallito: ha consumato il tempo in cui ci si poteva preparare. Quando una tendenza è di questa specie? Un criterio rigoroso non esiste, ma tre indizi si possono contare. Primo: ogni attore, da solo, guadagna a muoversi in quella direzione, senza bisogno di coordinarsi con nessuno. Secondo: i percorsi che portano alla configurazione sono molti e indipendenti fra loro, e chiuderne uno non chiude gli altri. Terzo: tenere ferma la tendenza richiede un presidio continuo, non un atto una tantum. Un'avvertenza, perché il passo è scivoloso nei due sensi: «inevitabile», detto di un sistema fatto di persone, è una previsione e non un teorema, e chi lo pronuncia all'indicativo commette l'errore speculare di chi scrive il divieto. Non contraddice ciò che [si è detto dei divieti](/it/il-divieto-inevitabile/): un divieto non è mai inevitabile, perché è una decisione; una tendenza di un sistema può esserlo, e la norma scritta contro di lei resta una decisione, con il suo conto. Per questo i tre indizi sono indizi, non una dimostrazione: valgono quanto i casi veri a cui si applicano, a cominciare da quelli in cui la tendenza ha perso. ## Dove la norma vince La differenza fra le tendenze che le norme hanno fermato e quelle su cui si sono consumate non sembra stare nella forza del divieto: sta in un conteggio di attori e di percorsi. I clorofluorocarburi conveniva produrli e usarli, e il primo indizio c'era tutto. Ma a produrli erano poche decine di impianti al mondo, i percorsi si contavano, e i sostituti esistevano. C'era un passaggio obbligato, cioè un punto per cui passano tutti i percorsi e che si può contare, e il protocollo di Montreal del 1987 ha potuto stringere lì, senza negare la convenienza ma riprezzandola e organizzando la sostituzione, con un atto che non richiede un presidio su ogni singolo utente. Lo strato di ozono nel 2026 è in recupero. Il nucleare è il caso più istruttivo, perché lì la previsione di inevitabilità aveva la firma più autorevole del Novecento. Nel marzo 1963 il presidente Kennedy disse di vedere la possibilità, entro gli anni Settanta, di un mondo con «quindici, venti o venticinque nazioni» dotate di armi nucleari. Nel 2026 sono nove. Per costruire una bomba serve uranio molto arricchito o plutonio, e per produrli servono impianti grandi, lenti e visibili, che si contano anche da lontano. Il trattato di non proliferazione non vieta di volere la bomba, un esito che nessun trattato può impedire: mette sotto ispezione il materiale e gli impianti, chilogrammo per chilogrammo, e i paesi che hanno la tecnologia controllano a chi la cedono. Non ha reso la bomba impossibile, e alcuni dei nove l'hanno costruita restando fuori dal trattato o uscendone: l'ha resa lenta, visibile e costosa, e la tendenza data per quasi certa si è fermata molto prima del previsto. Il conteggio taglia in entrambe le direzioni: smentisce i divieti scritti dove il passaggio obbligato non c'è, e smentisce le profezie di inevitabilità pronunciate dove c'è. Dall'altra parte stanno le tendenze senza passaggi obbligati, e la crittografia è l'esempio che questo sito conosce meglio. Fino alla fine degli anni Novanta gli Stati Uniti trattavano la cifratura forte come un'arma: esportarla richiedeva una licenza, e il software con le chiavi lunghe restava in casa. Ma la cifratura forte è matematica pubblicata, implementata in programmi che stanno su ogni computer e si copiano a costo zero: i tre indizi ci sono tutti. Nel giugno 1999 uno studio della George Washington University contò 805 prodotti di cifratura sviluppati in 35 paesi fuori dagli Stati Uniti; nel gennaio 2000 le regole furono allentate. Il divieto non aveva fermato la cifratura: aveva spostato lo sviluppo oltre confine, e chi non applicava la regola fece da termometro, rendendo leggibile un costo che fino ad allora pagavano solo i produttori americani. Sembra essere il modo in cui le norme di questa specie cadono: non perché qualcuno le confuta, ma perché il confronto con chi non le applica rende il conto visibile a tutti. La copia dell'informazione è il caso limite della stessa famiglia: un file si duplica senza consumarsi, e un'informazione pubblicata non si ritira più, perché i percorsi della copia sono tutti i dischi del mondo. Il caso corrente è l'intelligenza artificiale, e i tre indizi lo spaccano in due. Nell'ottobre 2025 un appello firmato da alcuni dei fondatori della disciplina, e da centinaia di altri, ha chiesto una proibizione dello sviluppo della «superintelligenza» finché non ci sia un consenso scientifico sul farlo in sicurezza. È un proclama, come quello del primo ministro australiano, e come quello vive nei discorsi; ma vale la pena contarlo come se fosse una norma. Ogni laboratorio guadagna da solo ad andare avanti: il primo indizio c'è. I percorsi, però, non sono tutti uguali. Addestrare i modelli più grandi richiede processori che escono da pochissime fabbriche e corse di calcolo che si misurano, tanto che l'AI Act riserva gli obblighi più pesanti ai modelli addestrati sopra una soglia di calcolo, dieci alla venticinque operazioni: lì un passaggio obbligato c'è, e una norma ha un posto dove stare. Ma un passaggio obbligato è uno stato delle cose, non una proprietà: dura finché nessuno apre un percorso parallelo. Il materiale fissile lo è da ottant'anni perché la fisica lo tiene tale; i processori più veloci lo sono da pochi anni, per concentrazione industriale, e la concentrazione sembra già allentarsi. Lo stesso vale per gli altri candidati che il dibattito propone a turno, l'energia necessaria, la grandezza dei modelli, i ricercatori migliori: ciascuno si può stringere per un po', nessuno a lungo, e una norma costruita su uno di essi chiede un presidio continuo, lo stesso che chiede il gradiente che vorrebbe fermare. I pesi di un modello già addestrato, cioè il risultato dell'addestramento, sono invece un file, si copiano come qualunque file, e i metodi sono pubblicati: lì il passaggio obbligato non c'è. Era già la differenza fra il barile di petrolio e il modello, [notata parlando di divieti](/it/il-divieto-inevitabile/): il barile si controlla perché non si copia, e ciò che davvero scarseggia sta a monte, nel calcolo; il modello, a differenza del barile, si copia. Un divieto che non lo trova lega soltanto chi lo applica, e chi non lo applica fa da termometro, come i produttori di cifratura fuori dagli Stati Uniti nel 1999. Un anno dopo l'appello, nel settembre 2026, il proclama è arrivato in un testo di legge (negli Stati Uniti), per ora solo presentato: definisce la superintelligenza per l'esito, un sistema che «supera le prestazioni e le capacità cognitive umane nella maggior parte dei domini o dei compiti», affida a un ministero il compito di riconoscerla, e per chi la costruisce prevede la pena di chi costruisce un'arma nucleare. La cornice è quella del nucleare; il passaggio obbligato del materiale fissile, qui, sta nel calcolo e per ora in niente altro. Che cosa accadrà non lo dice nessun teorema. Il conteggio dice una cosa più piccola: quale parte di una norma può reggere, e quale parte è una pompa. La norma vince dove esiste un passaggio obbligato che si può contare, e dove riprezza invece di negare. Dove i percorsi non si contano, resta la pompa. Il passaggio obbligato dice dove una norma può reggere, non se debba: quella resta la domanda di prima, quale riga, decisa da chi, a quale costo. ## Rifiutare le domande, prepararsi al probabile L'alternativa alla pompa esiste da prima di tutte le norme discusse fin qui, e ha due facce: una risponde all'esito impossibile, l'altra alla tendenza. La prima faccia è rifiutare le domande impossibili. Nel 1775 l'Académie royale des sciences di Parigi deliberò che non avrebbe più esaminato alcuna soluzione della quadratura del cerchio, della trisezione dell'angolo e della duplicazione del cubo, né alcuna macchina annunciata come moto perpetuo: un solo atto, per la matematica e per la fisica insieme, con a verbale il motivo, il talento e le fortune che quelle ricerche consumavano invano. Due secoli e mezzo dopo l'ufficio brevetti statunitense fa lo stesso con una regola sola: non chiede quasi mai un modello funzionante, «con l'eccezione dei casi che riguardano il moto perpetuo». La norma fatta bene non vieta all'entropia di crescere: rifiuta le domande che pretendono che decresca, e mette l'onere della prova su chi afferma l'impossibile, l'unico posto dove quell'onere sta in piedi. La seconda faccia è prepararsi alla configurazione che si avvicina. Un calcolatore quantistico, se e quando arriverà alla scala necessaria, saprebbe ricavare, dalle chiavi con cui oggi si verificano le firme digitali, le chiavi segrete che le producono. Nessuno propone di vietarne l'algoritmo. Il lavoro in corso è un altro: nel 2024 il NIST, l'istituto statunitense degli standard, ha pubblicato i primi schemi di firma resistenti al calcolo quantistico, e intorno a quegli standard si fanno inventari di ciò che è esposto e piani di migrazione, [compreso quello già raccontato qui per Bitcoin](/it/bitcoin-e-quantum-computing/). Uno standard non è un divieto: è un punto verso cui convergere, e chi lo pubblica guida senza imporre. È la stessa forma logica dell'Académie, rivolta in avanti: non negare la configurazione probabile, arrivarci con le domande già pronte. Due contrasti tengono questa faccia al suo posto. Prepararsi non è arrendersi: una migrazione è fatta di scadenze, inventari e responsabilità, cioè di più governo, non di meno; chi presidia per negare rinuncia proprio a questo lavoro. E stabile non vuol dire desiderabile: prepararsi a una configurazione non significa benedirla, significa rifiutarsi di pagarla due volte, prima nel presidio che non la ferma e poi nell'impreparazione quando arriva. ## Dove passa la riga Le norme possono molto, anche contro le tendenze. Una diga non vieta all'acqua di scendere: la incanala, e nel farlo ne ricava energia. Incanalare e riprezzare è mestiere delle norme, e i casi in cui hanno vinto, dal protocollo di Montreal al trattato sul nucleare, sono casi di questo mestiere fatto bene, su tendenze che avevano un passaggio obbligato su cui stringere. Ciò che le norme non possono è ciò da cui questo pezzo è partito. La riga tracciata sulla condotta umana si tiene; scritta contro la natura, sull'esito impossibile o sulla tendenza quasi inevitabile, non ferma la natura. Presenta il conto: la discrezione al posto della conformità, la selezione contro chi prova a rispettarla, il presidio da alimentare per sempre, l'impreparazione nel momento in cui la configurazione stabile viene raggiunta. Il conto è stato presentato nel 1775, quando l'Académie mise a verbale il talento e le fortune consumati dietro il moto perpetuo, nel 1999, quando si contarono i prodotti di cifratura nati fuori da un divieto, e molte volte in mezzo; ogni volta sembra arrivare per la prima volta. In un mondo in cui chi non applica una regola sta a un confine di distanza, o a un collegamento, il termometro è probabilmente più vicino di ieri, e il conto arriva prima. Le norme più utili, su queste tendenze, saranno probabilmente quelle che avranno fatto i conti per tempo: quale configurazione è più stabile di quella presente, quanto costa presidiarla, che cosa serve per governarla quando arriva. Per l'intelligenza artificiale quella configurazione non pare ancora leggibile, e per questo non si ritiene utile provare a indovinarla. Il divieto di aumento di entropia resterà assurdo in ogni gazzetta ufficiale. Il conto dell'entropia, quello, si può sempre fare prima. ## Riferimenti - Trascrizione della conferenza stampa del primo ministro Turnbull e del procuratore generale Brandis, Sydney, 14 luglio 2017: [pmtranscripts.pmc.gov.au](https://pmtranscripts.pmc.gov.au/release/transcript-41060) - Telecommunications and Other Legislation Amendment (Assistance and Access) Act 2018, n. 148, sezione 317ZG: [legislation.gov.au](https://www.legislation.gov.au/C2018A00148/latest/text) - Regolamento (UE) 2024/1689 (AI Act), articoli 50 e 51: [eur-lex.europa.eu](https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/2024/1689/oj) - Future of Life Institute, *Statement on Superintelligence*, 22 ottobre 2025: [superintelligence-statement.org](https://superintelligence-statement.org/) - *Ban Artificial Superintelligence Act of 2026*, S. 5493, 119º Congresso, presentato il 23 settembre 2026 (testo della Camera: H.R. 10538): [govinfo.gov](https://www.govinfo.gov/app/details/BILLS-119s5493is) - V. S. Sadasivan, A. Kumar, S. 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