Post con tag #Proof-of-work
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Bitcoin e quantum computing
Un computer quantistico non potrà riscrivere il registro di Bitcoin: probabilmente potrà, un giorno, aprire una parte delle sue serrature. Che cosa sanno fare davvero gli algoritmi di Shor e Grover, perché le firme su curve ellittiche sono il bersaglio e gli hash no, quali monete hanno la chiave pubblica già in vista (circa il 35% del circolante, ricontato su un nodo proprio) e quali no, a che punto sono le macchine con le date accanto, dove stanno le migrazioni post-quantum in discussione (BIP-360, BIP-361), e perché il nodo vero non è tecnico ma di governance: che fare delle monete di chi non può più muoverle. Fotografia dichiarata di luglio 2026.
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I prigionieri incontrano i generali
Mettere d'accordo estranei che non si fidano su un'unica verità, senza arbitro e su un canale inaffidabile: è il problema dei generali bizantini, il cuore del consenso distribuito. Le soluzioni classiche valgono solo tra partecipanti noti e contati; Bitcoin lo risolve in rete aperta con la proof-of-work, che rende la menzogna costosa e trasforma i generali in un dilemma del prigioniero disinnescato. Ne esce anche una time chain: una catena con un verso, che fissa l'ordine degli eventi. Il valore sta lì, nel problema risolto.