Benvenuto. Qui pubblico post, approfondimenti e note tecniche, con una filosofia semplice: minimalismo, ...
Qui sotto trovi gli ultimi post.
-
Bitcoin e quantum computing: contare da soli con un nodo
Il terzo pezzo della famiglia «Bitcoin e quantum computing»: non i numeri, ma il modo di rifarli. Tutti i comandi per contare da sé, con un nodo proprio, quante monete hanno la chiave pubblica già in vista: il censimento dell'UTXO set per tipo di serratura e per età, la passata che conta il riuso, l'indice degli outpoint, il controllo dei propri indirizzi senza darli a nessuno. Tre livelli, da minuti a giorni, che si possono lasciare a metà avendo comunque un risultato verificabile. Ogni passo porta l'output vero della nostra esecuzione al blocco 957.301 e le impronte su cui chiunque deve atterrare rifacendolo. Codice pubblico, licenza MIT.
-
Le serrature di Bitcoin
Ogni moneta su Bitcoin sta dietro una serratura: lo scriptPubKey, il programma che dice a quali condizioni si spende. La voce di riferimento sui tipi di serratura, dai primi output del 2009 a Taproot e alle proposte quantum-resistant: P2PK, P2PKH, bare multisig, P2SH, SegWit (P2WPKH e P2WSH), P2TR, ciascuno mostrato byte per byte su una transazione reale verificabile con un nodo. Che cosa espone ciascun tipo della chiave pubblica, perché serratura e indirizzo non sono la stessa cosa, e come si legge il linguaggio degli script: push, op e pila.
-
Il numero usato una volta sola
Ogni firma digitale consuma, oltre alla chiave, un secondo numero segreto generato per l'occasione e buono una volta sola: il nonce. Se si ripete, da due firme si ricava la chiave privata con una sottrazione: è successo alla PlayStation 3 e ai portafogli Bitcoin su Android nel 2013. Come funziona il recupero in ECDSA e in Schnorr, mostrato sui byte di firme reali; perché un nonce anche solo prevedibile tradisce; e il punto che riguarda Bitcoin: un nodo valida allo stesso modo una firma nata da un nonce disastroso, il consenso non può accorgersene.
-
Quanto è grande «praticamente impossibile»?
«È praticamente impossibile che qualcun altro generi il tuo stesso seed» suona come una scappatoia, e chi non si fida merita una risposta invece di una rassicurazione. Quanto è grande lo spazio da cui nasce il seed di un portafoglio Bitcoin, perché la domanda giusta non è se qualcuno indovini proprio il tuo ma se fra tutti i seed mai generati ne salteranno fuori due uguali, quanto costerebbe a una macchina perfetta anche solo contarli, che differenza fa scegliere dodici parole invece di ventiquattro e che cosa aggiunge una passphrase. Il punto fragile non è la coincidenza ma la nascita, cioè il generatore: l'episodio Android del 2013 e il difetto Coldcard del luglio 2026.
-
Viaggio dentro la macchina che risponde: come si muovono i byte nell'inferenza
Che cosa succede, fisicamente, quando un modello linguistico risponde, e che cosa cambia se a rispondere è una macchina sola, in casa? Un percorso dentro i principi di funzionamento, dall'attention fino al mestiere dell'inferenza, con le sue due fasi, la sua organizzazione dei dati, le tecniche per farla costare meno, letto seguendo un filo: dove stanno i byte e quanto costa muoverli. Sullo sfondo un'idea: l'inferenza locale, come scelta e come possibilità, conta già oggi e conterà sempre di più. A tenerla concreta, un motore scritto in C che porta un modello da centinaia di miliardi di parametri a girare in locale: DwarfStar, con cui antirez mostra fin dove ci si può spingere, e che quella strada è percorribile.
-
Bitcoin e quantum computing: i dati (luglio 2026)
Quanta parte dei bitcoin ha già la chiave pubblica in vista, da quando, e con che ritmo continua a esporsi: 7,02 milioni di BTC, il 35% circa del circolante, di cui 5,08 milioni esposti dal riuso degli indirizzi e 1,93 milioni per costruzione (il P2PK delle origini e Taproot). Un censimento dell'UTXO set al blocco 957.301, condotto con un nodo qualunque e riproducibile fino all'impronta, letto tabella per tabella e figura per figura: la concentrazione per serratura, la curva per epoca di rivelazione, il ritmo del riuso anno per anno. Questo testo è un approfondimento del percorso che parte dal post sulla minaccia del quantum computing: là il ragionamento e considerazioni generali, qui i numeri e anche il metodo per verificarli.
-
Bitcoin e quantum computing
Un computer quantistico non potrà riscrivere il registro di Bitcoin: probabilmente potrà, un giorno, aprire una parte delle sue serrature. Che cosa sanno fare davvero gli algoritmi di Shor e Grover, perché le firme su curve ellittiche sono il bersaglio e gli hash no, quali monete hanno la chiave pubblica già in vista (circa il 35% del circolante, ricontato su un nodo proprio) e quali no, a che punto sono le macchine con le date accanto, dove stanno le migrazioni post-quantum in discussione (BIP-360, BIP-361), e perché il nodo vero non è tecnico ma di governance: che fare delle monete di chi non può più muoverle. Fotografia dichiarata di luglio 2026.
-
Il diavoletto di Maxwell, preso sul serio
Un essere immaginario che osserva una singola molecola sembra estrarre lavoro dal nulla, in barba al secondo principio della termodinamica. Sciogliere il paradosso ha richiesto un secolo e un'idea nuova: l'informazione è fisica. L'entropia dei messaggi di Shannon e quella delle molecole di Boltzmann e Gibbs rispondono alla stessa domanda, il principio di Landauer fissa il tasso di cambio tra le due e il motore di Szilárd lo mette alla prova: quanto pesa un bit, dove finisce quando lo si cancella, e perché il pasto gratis non c'è comunque.
-
I prigionieri incontrano i generali
Mettere d'accordo estranei che non si fidano su un'unica verità, senza arbitro e su un canale inaffidabile: è il problema dei generali bizantini, il cuore del consenso distribuito. Le soluzioni classiche valgono solo tra partecipanti noti e contati; Bitcoin lo risolve in rete aperta con la proof-of-work, che rende la menzogna costosa e trasforma i generali in un dilemma del prigioniero disinnescato. Ne esce anche una time chain: una catena con un verso, che fissa l'ordine degli eventi. Il valore sta lì, nel problema risolto.
-
Un'impronta e un orologio che nessuno controlla
Un'impronta dice se un testo è cambiato, un orologio che nessuno può spostare permette di stabilire quando questo testo esisteva, una firma stabile dice da chi viene: tre strumenti già noti, messi insieme, che non aboliscono la fiducia ma la spostano da chi pubblica a ciò che chiunque può controllare. Un caso d'uso concreto, non una vetrina di paroloni.
-
Il divieto, nel mondo dell'AI, è inevitabile?
«Il divieto nell'AI è inevitabile?» è la domanda sbagliata: non perché la risposta sia no, ma perché nasconde le uniche che contano, quale divieto, deciso da chi e a quale costo, compreso quello che pochi mettono a bilancio. Davvero «il popolo è minorenne»?
-
La cautela nel posto sbagliato
Governare la AI pensando solo a rispettare le norme può rendere cauti dove il rischio è piccolo e sbadati dove è grande; preoccuparsi di essere in regola non significa necessariamente decidere con consapevolezza
-
Costo energetico di un modello linguistico
Da dove viene davvero il costo energetico di un modello linguistico quando risponde
-
…it may not exist or you may not have access to it…
Riflessioni sull'importanza dell'indipendenza tecnologica per i singoli stati, le singole organizzazioni e, perchè no, per i singoli individui